il comandante, di Paolo di Umida

Paolo 28/11/2017

 

Si c’è ancora un comandante, divide il poco coi poveri e coi suoi uomini che sono la sua famiglia.
Una famiglia di volti ed anime buone che sono un bosco di faggi, uguali nel nome e nella sorte,
silenziosi operai del creato, umili tronchi a cui è data la forza di sostenere anche gli altri.

Si c’è ancora un comandante che è una foglia di faggio sospinta dal vento, con altre.
Vorticano e galleggiano con delicato moto, leggere nel cielo e si spostano, forsanche dove non vorrebbero.
Nel cielo, che è luce blu in un’alba serena ammantata del rosso del primo sole, immutabile astro che nasce
e muore e rinasce ogni giorno, poi sale su in alto a lambire le vette, là,
dove dimora la divinità silenziosa e presente.

Un rosso e un turchino.

Si c’è ancora un comandante, è neve di anfratti tra quinte di roccia che adagio si scioglie nel sole,
per ristorare chi ha sete e non ha nulla da bere, il primo sorso d’acqua dopo l’aridità del deserto. 

Si c’è ancora un comandante, ha gli occhi di un bimbo, il cuore di un bimbo, tende la mano a chi non sa,
o non vuol sapere che della vita, ai bimbi è svelato il mistero.

Paolo di Umida