Fratelli combattenti, fratelli dalle luci blu. Nel nome del popolo e della Costituzione abbiamo sempre combattuto il razzismo, il pregiudizio, e la discriminazione, perché sono alla base dei genocidi, delle dittature, delle violenze.
Purtroppo non ci eravamo accorti di averli vicinissimi, nelle istituzioni, nei partiti, nelle lobby trasversali che manipolano le banche e affamano il popolo. E soprattutto, non ci eravamo accorti che il razzismo può colpire anche noi.
Il razzismo che non si vede
Il razzismo non è solo quello che colpisce chi ha la pelle diversa. Esiste anche un razzismo più sottile, più insidioso, più difficile da riconoscere: quello che colpisce chi serve lo Stato. Chi ha scelto di mettere la divisa. Chi ha rischiato la vita per la giustizia.
Questo razzismo si manifesta in modi diversi. Nelle battute sarcastiche sui "carabinieri della strada". Nelle accuse di essere "servi del potere". Nelle insinuazioni che chi serve lo Stato non può essere onesto, che chi indossa una divisa non può essere umano.
Il pregiudizio istituzionale
Il pregiudizio più pericoloso è quello che si annida nelle istituzioni. Quello che considera i servitori dello Stato come numeri, non come persone. Quello che li usa e li getta, che li premia quando servono e li punisce quando disturbano.
Questo pregiudizio si manifesta quando si tagliano i fondi alle forze dell'ordine. Quando si sminuisce il loro lavoro. Quando si dimentica che dietro ogni divisa c'è un uomo, una donna, una famiglia. Quando si tratta chi serve come se fosse un oggetto, non come se fosse una persona.
Il razzismo politico
C'è anche un razzismo politico. Quello che divide i servitori dello Stato in "buoni" e "cattivi" a seconda della loro fedeltà al partito al potere. Quello che premia chi si piega e punisce chi resiste. Quello che usa le forze dell'ordine come strumento di potere, non come servizio al popolo.
Questo razzismo è particolarmente pericoloso perché si nasconde dietro la retorica della "legalità" e della "sicurezza". Usa le parole giuste per giustificare le azioni sbagliate. Usa il linguaggio della giustizia per mascherare l'ingiustizia.
Le lobby e il potere
Le lobby trasversali che manipolano le banche e affamano il popolo sanno bene come usare il razzismo. Sanno come dividere. Sanno come creare nemici. Sanno come distruggere la solidarietà tra chi serve.
Usano il denaro per comprare. Usano il potere per intimidire. Usano i media per diffamare. E quando qualcuno resiste, quando qualcuno rifiuta di piegarsi, lo isolano, lo emarginano, lo distruggono.
La risposta
La nostra risposta non può essere il silenzio. Non può essere la rassegnazione. Deve essere la denuncia. La denuncia del razzismo, del pregiudizio, della discriminazione, ovunque si manifestino.
Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome. Dobbiamo dire che il razzismo contro chi serve lo Stato è razzismo. Che il pregiudizio contro chi indossa una divisa è pregiudizio. Che la discriminazione contro chi combatte per la giustizia è discriminazione.
La solidarietà
Ma la denuncia non basta. Serve anche la solidarietà. La solidarietà tra chi serve. La solidarietà tra chi combatte. La solidarietà tra chi rifiuta di piegarsi.
Non possiamo permettere che il razzismo ci divida. Non possiamo permettere che il pregiudizio ci isoli. Dobbiamo restare uniti. Dobbiamo sostenerci a vicenda. Dobbiamo ricordare che siamo tutti dalla stessa parte: dalla parte della giustizia, dalla parte del popolo, dalla parte della verità.
La memoria
E dobbiamo ricordare. Ricordare chi è caduto combattendo il razzismo. Ricordare chi ha resistito al pregiudizio. Ricordare chi ha rifiutato di piegarsi. La loro memoria è la nostra forza. La loro testimonianza è la nostra guida.
Fratelli combattenti, fratelli dalle luci blu, non dimentichiamo. Non dimentichiamo chi siamo. Non dimentichiamo da dove veniamo. Non dimentichiamo per cosa lottiamo. E soprattutto, non dimentichiamo che il razzismo, in qualsiasi forma si manifesti, è sempre un nemico da combattere.
Per chi serve lo Stato con onore. Per chi combatte il razzismo. Per chi non dimentica.