Combattere per il Popolo mai per le Lobby

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Quando i Servitori dello Stato cadevano sotto il lurido piombo mafioso.

…dovrei parlare di molti altri uomini. Ma voglio ricordare il colonello Antonio Subranni, un ufficiale di grandi doti umane e professionali, molto stimato anche da Falcone. Suo il rapporto su Cosa nostre nel quale per la prima volta venne ricostruita la pericolosa ascesa della “famiglia” di Corleone.
E poi, un altro ufficiale, il tenente Sergio De Caprio. Si proprio lui: Ultimo. Ma allora non era conosciuto con il suo nome di battaglia.
Vuol sapere di che pasta fosse? Le racconterò un episodio che soddisferà la sua curiosità. Nel 1987, quando comandante del nucleo operativo di Bagheria, frequentava una bella ragazza palermitana. Ma non è tanto delle sue vicende sentimentali che voglio parlare, non credo che interesserebbero ai lettori. E’ del suo innato istinto investigativo che voglio invece soffermarmi, che non veniva meno n eppure quando era affaccendato in materia di tutt’altra natura. Se aveva una caratteristica quasi unica, era proprio quella di rimanere mentalmente in servizio in qualsiasi circostanza. Di considerarsi, in quegli anni molto difficili, sempre e comunque <in territorio ostile>, cosciente com’era che, nella meravigliosa terra di Sicilia, in ogni angolo poteva nascondersi un nemico di cui aveva imparato a conoscere la particolare capacità di mimetizzazione. Ma in quest’arte il tenente De Caprio non era certo da meno dei suoi avversari. Anche lui aveva scelto <il basso profilo> come modo di essere e di agire. Fra i tanti ufficiali di valore che ho conosciuto e diretto nel corso della mia carriera, non ne ricordo uno che, sul terreno, oltre la freddezza, avesse una tale innata capacità di passare inosservato. Furono proprio queste sue qualità che gli consentirono di trasformare una situazione pericolosissima in un successo. Ora le racconto.
Dicevo della ragazza. Era lei il motivo, del tutto privato e personale per il quale, in un caldo pomeriggio del Luglio 1987, il tenente si trovava in un condominio del quartiere Acquasanta, a Palermo. Pochi, in quella situazione, avrebbero saputo mantenere quella freddezza di nervi e sensibilità professionale che ebbe lui. Che cosa accadde? Nell’atrio piuttosto angusto dell’edificio, mentre aspettava l’ascensore per salire al piano dell’appartamento abitato dalla sua amica, entravano due uomini, il più giovane dei quali portava una voluminosa valigia. Quei due, con assoluta indifferenza, avevano appena rivolto uno sguardo a quel giovane dall’aria tranquilla. De Caprio li salutò con un cenno del capo, un modo tutto siciliano di unire e riservatezza che fu senz’altro gradito. Ma quell’insignificante giovanotto, come probabilmente apparve l’ufficiale dei Carabinieri, aveva riconosciuto in uno dei due nientemeno che Francesco Madonia, capo della famiglia di Resuttana-San Lorenzo, componente della commissione di Cosa nostra e grande alleato di Totò Riina. L’altro, quello con la valigia, era il figlio Giuseppe, uno degli autori materiali dell’omicidio del capitano Emanuele Basile, colpito il 4 Maggio 1980 a Monreale, mentre portava a passeggio la propria bambina. Madonia padre e figlio erano latitanti da tempo e ritenuti molto pericolosi. De Caprio ovviamente lo sapeva. Ma non fu questa la ragione che lo indusse a non intervenire immediatamente , perchè certo non gli mancavano nè il coraggio nè la determinazione per farlo. In questo momento, prevalse in lui una considerazione esclusivamente di natura professionale: avendoli riconosciuti senza che loro sospettassero minimamente , aveva conseguito una superiorità informativa sul nemico,quindi poteva scegliere tempi e modi per agire ottenendo il massimo del risultato. Oltretutto, se fosse passato subito all’azione avrebbe messo in pericolo la vita della persona cara, perchè si sarebbe scoperta la sua relazione con un carabiniere e avrebbe inevitabilmente subito delle ritorsioni. Il tenente rimase quindi in attesa, con i due boss alle spalle, senza tradire la benchè minima emozione. E quando l’ascensore arrivò, sali’ con loro. Non scese ovviamente al piano della sua ragazza, ma a un altro. E rimase nascosto nella penombra delle scale per scoprire in quale appartamento sarebbero entrati i due mafiosi. Poi tornò immediatamente in caserma e venne a raccontarmi tutto per filo e per segno. Gli chiesi allora di predisporre con la massima urgenza un dispositivo di osservazione dello stabile. Decisi che l’operazione fosse diretta da un altro ufficiale, per evitare eventuali problemi alla ragazza del tutto ignara di quello che era successo. E impartii l’ordine di intervenire solo quando avessimo avuto la certezza che entrambi i Madonia fossero nell’appartamento. Dovemmo aspettare due giorni. Ma l’attesa fu ricompensata da un ottimo raccolto. Perchè oltre a Francesco e a Giuseppe Madonia, vedemmo entrare anche Aldo, un altro dei figli del boss. Li prendemmo tutti e tre, dopo un tentativo di fuga attraverso i tetti, subito frustrato.
Quando furono portati in caserma, Francesco Madonia chiese di parlarmi. Con gentilezza, mi domandò se fosse possibile trattenerli il meno possibile nei nostri locali, perchè non si potesse neppure pensare a qualche forma di collaborazione o comunque di dialogo con noi, da parte sua e dei due suoi figli. Lo accontentai. Poco dopo lo facemmo uscire dal portone principale, a piedi, in catene, tra due carabinieri in divisa e sotto i flash dei fotografi che erano già li’ per immortalare l’evento: il massimo dell’umiliazione per un boss del suo livello.

5 pensieri su “Combattere per il Popolo mai per le Lobby

  1. Gli eroi sono come i leoni nella giungla non li vedi ma ci sono e camminano da soli non seguono il branco.
    Capitano Basile un Eroe
    Capitano Ultimo un Eroe

  2. Ottimo lavoro! Quando si dice coraggio e determinazione nel portare a termine il proprio compito. GRAZIE!

  3. Grande uomo Ultimo, lo ricordo cime se fosse oggi, giocare a calcio con noi alla Montebello, poi non c’era una volta che quando era allo spaccio a consumare un caffè o a fare colazione, che non offrisse a tutti coloro che erano lì in quel momento. Va a Lui il mio sentito ed affettuoso abbraccio

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